Santa Maria in Silvis: ritrovamento

Ritrovamento

Il ritrovamento dell’affresco

(Angelo Chiaretti, Ispettore Onorario Beni Culturali)

Era un freddo pomeriggio di fine anno 1994 quando, accompagnato da Alberto Giorgi, appassionato cultore di storia locale, percorrevo fra il grano già germogliato il piccolo sentiero che conduceva alla Chiesa di S. Maria In Silvis.

Non dimenticherò il primo impatto con quei ruderi avvolti dai rampicanti, sconvolti dalle radici degli alberi ed abbandonati all’attacco del tempo dall’incuria degli uomini: l’edificio giaceva profondamente ferito, nonostante che i candidi portali romanici e le finestre in pietra resistessero eroicamente.

Occhieggiammo da quel magico finestrino che, dalla parte del fiume Foglia, consentiva a fedeli e pellegrini di pregare e di osservare all’interno della chiesa pur restando sulla strada, e fu in quel momento che ci apparve, come in una “mirabile visione” di dantesca memoria, l’affresco raffigurante la Madonna e il Bambin Gesù. Pur in condizioni precarie, i volti e le vesti splendevano ancora nella luce pomeridiana e rivelavano un’esecuzione non magistrale ma certamente pregevole e comunque importante nel quadro della storia dell’arte di queste nostre Terre fra Romagna e Marche.

Entrammo attraverso un ampio squarcio nel muro laterale: ai piedi dell’altare e dalla parte dell’affresco spiccavano decine di ceri rossi completamente consumati, ma ve n’erano anche di intatti evidentemente in attesa di essere usati, che facevano pensare a liturgie sospette, visto che tutt’intorno erano sparse anche bottiglie di bibite e di bevande alcoliche, oltre ad oggetti di ogni genere.

Tornato a casa, decisi di segnalare la cosa alla competente Soprintendenza, ma poi, per praticità, pensai di rivolgermi al caro amico ed ispettore Francesco Vittorio Lombardi, che incontravo ogni lunedì presso la Biblioteca Oliveriana di Pesaro, dove conducevo ricerche d’archivio sull’Accademia Pesarese.

Gli chiesi se conoscesse il luogo, l’edifico e l’affresco; avendo ricevuto risposta negativa, fornii una dettagliata ed entusiastica descrizione. Vittorio, masticando il suo sigaro spento, promise che se ne sarebbe interessato, e nei suoi occhi vidi brillare la luce di chi ha colto l’importanza del messaggio.

Così, ogni lunedi la mia domanda si ripeteva: “Come vanno le cose? Ci sono novità?” La risposta è oggi davanti agli occhi di tutti: l’affresco è stato “strappato” dal muro e custodito nella Chiesa Parrocchiale di Casinina, mentre l’edificio, meritoriamente restaurato, ha riacquistato potenza a testimonianza di un passato che non cessa di commuoverci.

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